Ok, parliamo di Stardust

Facciamo 17 domande ad Alan Tonetti, co-fondatore della società comprata da Gedi

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E ben trovati/e,  
rieccoci con qualche novità! La newsletter passa a Substack, e c’è anche spazio per i video.

🎬 Il primo in assoluto lo vedete qua sopra, in cui vi racconto qualche novità: abbiate clemenza per la mia faccia appena alzatasi e concentratevi sulle parole.

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La notizia della settimana è che Gedi ha venduto L’Espresso e si è comprata il 30% di Stardust, della quale mira a prendersi il 100. La prenotizia è cosa è Stardust. Per capirlo mi sono fatto un bel pranzetto con Alan Tonetti, co-fondatore e Direttore Creativo della società. 

Siete giornalisti e nerd smanettoni, perciò so che state pensando al nome già sentito: sì, è quello del video della Gialappa’s che si perdeva i gol di Udinese-Palatinaikos. Uno che ha vissuto uno degli incubi di ogni giornalista agli inizi (per la cronaca, Alan non aveva colpa ma aveva davanti a sé dei monitor che non stavano dando la partita).

Come le migliori storie, da quella sera il ragazzo ne ha fatta di strada: ha lasciato la tv ed è stato uno dei primi giornalisti a lanciarsi nei social. «Nel 2014 collaboro al lancio e sviluppo della pagina social Che fatica la vita da bomber. Inizio a lavorare come consulente di comunicazione online per Mediolanum e altre realtà».

 

Quando nasce Stardust? 
«Nel 2020. Arriviamo quasi per ultimi tra le grandi “agenzie di influencer”. Così decidiamo di trattare gli influencer non come ambassador, ma come media».

Questa è una cosa che dite spesso: «People are media», che fa figo ma non l’ho capita. 
«Oggi spesso il brand va da un’agenzia e concorda un influencer che farà un’operazione sui social per promuovere quel brand. Il giorno dopo, l’influencer magari andrà da un altro brand, e così via. Noi, anziché sull’ambassador, vogliamo puntare sui numeri collettivi». 

Ovvero?
«Immagina di essere un brand. Quando fai una campagna su Facebook metti 100 euro di adv per raggiungere, invento, 10 mila persone tra i 25 e i 35 anni».

Ok, immaginato. 
«Ecco, se vieni in Stardust, abbiamo più di 500 creator medio-grandi, con un pubblico parecchio targettizzato. Tu ci dici a chi ti vuoi rivolgere nel dettaglio. Noi creiamo una campagna e coinvolgiamo un certo numero di creator anche di nicchia della nostra scuderia per arrivare all’esatto pubblico che dici tu».

Praticamente siete come Brad Pitt in Moneyball. 
«Abbiamo tradotto sui social l’insegnamento dell’allenatore del Torino Franco Scoglio». 

Mmm, questa mi manca. 
«Nel 1995 il suo Torino a San Siro riuscì a pareggiare 1 a 1 contro il Milan. Quando dopo la partita i giornalisti gli chiesero come avesse fatto a fermare i rossoneri, rispose: “Così come una 500 può battere una Ferrari?”». 

Come?
«Nel “traffico”».

Tradotto?
«C’erano già tante altre agenzie che avevano i grossi influencer. Noi abbiamo creato traffico e caos nel sottosuolo. “Forse non abbiamo i grandi”, ci siamo detti, “ma se ne prendiamo tanti e piccolini, assieme diventeranno ancora più grandi”». 

Alan Tonetti @ Stardust SpA - w.academy
Alan Tonetti, co-fondatore di Stardust

Addirittura?
«Lavoriamo con creator anche da 20k follower. Garantiamo a ciascuno una cifra minima mensile, e continuità di collaborazioni». 

Numeri?
«In totale 1.200 contenuti originali al giorno, 15 miliardi di visualizzazioni all’anno e 20 milioni di interazioni al mese».

La svolta?
«La Stardust house: una villa in Brianza in cui abbiamo messo assieme 15 ragazzi». 

Fatturato totale?
«9 milioni € nel 2021, che contiamo di raddoppiare quest’anno». 

E ora che Gedi vi compra che farete? 
«Piani editoriali che guarderanno alla Gen Z, informativi, di intrattenimento e audio».  

Riccardo Luna ha scritto che questa operazione è «il trionfo degli influencer e del telegenico».
«Ha ragione». 

Social telegenici su cui puntate di più? 
«Oltre a TikTok, che nel 2021 ha avuto 22,6 mila miliardi di minuti di visualizzazioni cioè più del doppio rispetto a Netflix, Instagram e Youtube, puntiamo molto a Twitch».

Argomenti che forse non affronterete mai?
«Politica». 

Argomenti che pensate siano ancora poco sviluppati?
«Esports, Blockchain e Metaverso, argomenti questi ultimi due dove mancano fonti veramente affidabili».


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A giovedì!