Come sapere se è scritto dall'AI
Occhio a trattini lunghi (–) e puntini così ◌
E buongiorno!
✍️ Qui abbastanza bene.
Il 2025 è stato un anno incredibile in cui siamo diventati più di +33.000 tra creativi, giornalisti, comunicatori e manager. Abbiamo provato a innovare tante cose qui dentro e in cui siamo pure riusciti a vederci offline - adoro 🥹
Sto iniziando a pianificare un po’ di cose per il 2026, tra cui attività e contenuti per questa Newsletter. Il focus qui sarà quello di continuare a portare contenuti sempre più di valore.
Per questo, se ti va, vorrei farti qualche domanda così da capire meglio il contesto, le tue necessità, le tue priorità, e allineare i contenuti di conseguenza.
Saranno pochissime domande promesso, ti prenderà massimo 5-6 minuti.
Alla fine, ci sarà pure un regalo per te: una risorsa piena di tool e guide per creativi digitali
Come dicono quelli fighi,
Stay Tuned (state tonici)!
Il sorpasso è avvenuto: gli articoli generati dall’AI hanno superato quelli scritti dagli umani.
Usiamo l’AI per scrivere articoli (1 su 9 in Usa), comunicati stampa (1 su 6), mail, messaggi privati, discorsi di matrimonio, post su Linkedin.
Vediamo sempre più testi lunghi, frasi ordinate, elenchi di 3 punti, trattini lunghi, pallini rotondi, «inoltre» e «di conseguenza».
Yep, stiamo finendo per scrivere tutti allo stesso modo. A un livello medio-alto, a volte perfetto, e tutto sommato piatto, come se affiancati da un ghostwriter universale (e ‘sta metafora me l’ha suggerita l’AI).
Le influenze sono enormi, sul nostro cervello, le nostre opinioni e il nostro stile.
Partiamo dal cervello 🧠
C’è questo esperimento del 2024. I ricercatori del Mit diedero un testo da scrivere a tre gruppi, registrando in tempo reale la loro attività cerebrale attraverso elettrodi.
Il gruppo che aveva usato l’AI per scrivere era quello che aveva mostrato meno attività, in particolare meno connessioni nelle parti del cervello legate a creatività e memoria. A fine prova l’80% dei componenti di quel gruppo non era nemmeno in grado di citare una singola frase del proprio tema.
Ci sono poi le opinioni 🤯
Quelle contenute nei testi scritti con AI finiscono per assomigliarsi tutte. In un altro esperimento chiesero a due gruppi di scrivere un testo che rispondesse a una domanda: i più fortunati hanno il dovere morale di aiutare i meno fortunati?
Tutti i saggi scritti col chatbot rispondevano Sì, in modo piatto e prevedibile. I saggi scritti a mano includevano anche opinioni critiche sul concetto di beneficenza.

Infine, gli effetti sullo stile ✍️
C’è questa pagina bellissima creata dagli editor di Wikipedia che andrebbe messa nei preferiti: segnali di un pezzo scritto con l’AI. Metto qualche segnale tipico:
➡️ Tono piatto
Niente sarcasmo tagliente, niente emozioni troppo forti. Il modello è educato, positivo, equilibrato
➡️ Testi lunghi
L’AI è verbosa. Ci fa scrivere di più. Dopo decenni passati a spingerci verso la sintesi (tweet di 140 caratteri, msg brevi, ecc.) gli algoritmi AI stanno ribaltando la tendenza: per loro sputare fuori 10.000 parole è facile quanto sputarne 10
➡️ Pochi dettagli concreti
L’AI è in deficit di riferimenti super locali o aneddoti personali (per forza, non ce l’ha, e sta imparando a non inventarseli).
➡️ Tono esageratamente enfatico o teatrale
Per me il più odioso. È tutto un «importante», «storico», «di enorme significato»
➡️ Espressioni standard
«Importante notare che…», «in maniera efficace», «In conclsione», «in sintesi», «in definitiva». Parole jolly che danno un tono professionale ma ripetitivo.
➡️ Abuso di connettori
«inoltre», «pertanto», «tuttavia», «in aggiunta»
➡️ Parallelismi negativi
Il mio preferito, riassumibile nella formula: «Non è x, è y».
Esempio: «Questa newsletter non è informazione. È rivoluzione».
➡️ Parole in bold
Spesso ChatGPT mette parole in grassetto o corsivo a casaccio
➡️ Trattini lunghi (—)
Ho scoperto che è chiamata lineeetta emme (—) ed è parecchio più lunga di quella corta che usiamo normalmente (-), che di norma andrebbe usato per separare parti di parola (tipo dolce-amaro)
➡️ La regola dei 3
Tre aggettivi o tre punti di elenco numerato. «Un luogo affascinante, dinamico e accogliente»
➡️ Bullet point specifici
L’AI ama gli elenchi, e come darle torto. E usa dei bullet point specifici. Con il pallino rotondo (•) oppure con quello vuoto (◌) che manco so come si fa nella tastiera.
Come manteniamo autenticità?
Ora, il punto è che l’influenza è reciproca.
Gli esperti parlano di osmosi linguistica.
I Chatbot hanno imparato a scrivere dagli umani
Ora sono gli umani a imparare a scrivere dai Chatbot
Utilizzo l’AI in ogni fase del mio lavoro: ricerche, scrittura, copy, brainstorming, strategia. Persino per scrivere questo approfondimento, ho utilizzato ChatGPT 5 Pro.
A volte, specie nei periodi più intensi lavorativamente, noto il rischio di appiattirmi troppo sui suoi spunti o sui suoi testi finiti. Di spegnere il cervello e rinunciare a quel guizzo che rende un pezzo diverso, e che di norma (voglio sperare) potrebbe essere il mio salvacondotto da un bellissimo sotto ponte in California (disoccupato, ma con stile).
Il problema non è usare l’AI,
ma non usarla abbastanza
Come spiegava benissimo Luciano Floridi in un’intervista, dobbiamo usarla come uno strumento, esattamente come usiamo una fotocamera o Photoshop per scattare una foto. Non per premere un bottone e generare l’immagine al posto suo, ma per migliorare uno scatto che ha già pensato e composto.
Nella scrittura, significa usare l’AI per generare una bozza, per tagliare il tagliabile, per poi inserirci un aneddoto personale, metterci la propria vulnerabilità, e soprattutto coltivare la creatività e il proprio stile personale.
Il mio proposito è usarla sempre di più, e sempre meglio: in ogni cosa che produco, devo provare a metterci un po’ di me, e un po’ di pazzie. Quel guizzo che renderà il mio pezzo poco poco diverso dagli altri: giusto, sbagliato, fuori luogo, ma si spera meno noioso di come sarebbe stato senza di me.
💻 A proposito di scrittura umanissima, ho raccolto in un video Youtube i 15 consigli di scrittura dati da Hemingway e validi ancora oggi per scrivere post, video, tesi, articoli, messaggi, mail…
😴 Se usi il telefono prima di dormire, leggi qui
Contenuto in collaborazione con AVEA
Forse, non sappiamo più dormire.
Ci addormentiamo.
2 ore e ci svegliamo.
Poi ri-dormiamo.
Ci svegliamo e siamo più stanchi di ieri.
Ci sono 6 errori che facciamo e che ci portano a dormire peggio. Ma ci sono anche 6 modi per dormire meglio.
Trovate errori e tecniche per svegliarvi più riposati al link qui 👇
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✍️ P.S.
I link più cliccati della scorsa puntata sono 3) quando acquistare al miglior prezzo (by idealo) 2) Il New York Times ha fatto la selezione per i vostri regali di Natale 1) tool per vedere quanto il tuo sito è visibile ai vari chatbot AI
Ecciao!








La cosa curiosa è che io uso ChatGPT principalmente per ridurre i miei testi che sono invece sempre troppo lunghi o per tradurli in italiano quando li scrivo in inglese (o viceversa).
La tua analisi, per il resto, è piuttosto corretta. Trovo solo che alcune osservazioni stilistiche siano derivate più dalla lingua inglese che non da ChatGPT.
Cerco di spiegarmi... io in inglese mi rendo conto come scriva in modo molto più coinciso, frasi brevi etc... (forse perché al lavoro così mi hanno insegnato). Mentre in italiano mi dilungo in subordinate come se non ci fosse un domani.
Quel grafico sugli articoli spiega perché leggo “tecnicamente” più cose di prima ma mi sembra di leggerne meno. Il mio cervello classifica come insignificanti i testi che riportano quelle caratteristiche che hai giustamente elencato, e quindi è come se mangiassi polistirolo e mi stupissi di non sentire il gusto e sentire una leggera nausea.