📲 Siamo nella Clip Economy
Yep, abbiamo il feed invaso da clip di videopodcast
Ma buongiorno a voi, cantastorie digitali, pionieri dell’innovazione pixelata, eroi ed eroine della comunicazione d’avanguardia!
🎪 E ora che la captatio è finita, passiamo al lato negativo costruttivo delle ultime settimane ➡️ tra il lancio di Letter e l’organizzazione del Fest, ho trascurato un po’ la creazione di contenuti, parte che mi diverte di più.
✍️ Ogni volta che torno a scrivere dopo un periodo di stacco, mi colpisce quanto tempo serva per ritrovare fluidità. Come riprendere la guida e impiegare i primi km per ritrovare la mano.
Capita anche a voi? Scrivetemi i vostri esercizi o rituali di scrittura preferiti, potrei pubblicarne qualcuno che magari è utile per tutti!
🎧 Per sciogliermi sto ascoltando il nuovo album di Bill Callahan, Empathy è la ballatona struggente di cui non avevamo affatto bisogno.
E ora partiamo!
Bevenuti nella Clip Economy
Tra il 2020 e il 2022 ho lavorato come autore al bellissimo podcast One More Time. Tra le varie task, alla fine di ogni registrazione mi occupavo di individuare 4-5 momenti da un minuto ciascuno, da far rimontare in formato verticale per essere pubblicate sui vari social.
Allora lo chiamavamo spillolamento; era una attività tutta manuale e fatta principalmente a scopo di amplificazione.
Oggi quell’attività
viene sempre più delegata all’AI
produce non più un’appendice di marketing ma il prodotto stesso
ed è alla base di un nuovo ecosistema dei new media: la Clip Economy.
I numeri della Clip economy
Partiamo da alcuni numeri.
Nel 2020 Spotify compra per $250 mln il podcast Joe Rogan. Ascoltatori medi ➡️ 10 mln a episodio
Nel 2026 OpenAI compra per $200 mln il videopodcast quotidiano TBPN. Ascoltatori medi ➡️ appena 7.000.
Com’è stato possibile che un prodotto con appena 7k views, 100k iscritti su Youtube e 40k su Instagram venisse valutato 10 volte Buzzfeed?
In una parola: grazie alle Clip.
I conti li ha fatto Ed Elson in un bellissimo approfondimento sulla newsletter di Scott Galloway in cui parla dell’inizio della Clip Economy.
Da ogni puntata quotidiana di 2 ore il team di TBPN produce una serie di clip (pubblicate su Ig, TT, Shorts, ecc) che ottiene in media 257.000 views, 37 volte le views medie della puntata.

Il podcast come strumento di creazione clip
I soldi si fanno da lì, continua Elson, dalle clip:
«A differenza della maggior parte delle testate giornalistiche, TBPN integra la pubblicità direttamente nelle sue clip di 1 minuto, inserendo la scritta “Video realizzato grazie al brand xxx”. Con queste adv ha fatturato $5 mln nel 2025, con una previsione di $30 mln nel 2026».
«Il podcast non è più tanto un podcast, ma uno strumento per la creazione» di tantissimi piccoli video.
Da Creators a Clippers
In un bel gioco di parole, Ed Elson dice che stiamo passando dai Creators ai Clippers.
Se andiamo a prendere le nuove star dei media Usa (tipo Nick Fuentes, Hasan Piker o Clavicular) hanno tutti una cosa in comune:
pubblici modesti durante le dirette
reach enorme con le clip generate da quelle dirette, in un rapporto che è spesso 1 a 20.

«Le clip non sono più un sottoprodotto del prodotto principale, ma il prodotto principale stesso. Una volta compreso questo, si inizia a capire come l’intero ecosistema mediatico stia subendo un profondo cambiamento. Stiamo entrando in una nuova economia dei media, quella che io chiamo la Clip Economy».
Le agenzie di clip
Oggi siamo sommersi da clip, quasi tutte uguali tra loro: microfono da podcast, profilo di tre quarti, espressione intensa, concetto si presume illuminante e sottotitoli di varia fantasia.
Ma come ogni economia che si rispetti, anche quella delle Clip avrà la sua filiera e le sue innovazioni: «ovunque stanno spuntando agenzie di clip», realtà specializzate nella produzione non più di long form, ma di mini video derivati da un prodotto lungo.
Grazie all’AI vengono lanciate app sempre più raffinate nello spillolare autonomamente i long form, come Opus o Riverside.
Nel giro di pochi mesi ogni singolo canale video potrà automatizzare l’intera produzione decuplicando il numero di clip prodotte.
Persino Trump ha il suo clipper
«Lo streamer N3on paga i suoi collaboratori $1 mln al mese per la realizzazione di clip, con bonus parametrati sul numero di views. MrBeast sta iniziando a pagare creator di clip per pubblicizzare il suo nuovo parco a tema», ha scritto Semafor, secondo cui Clipping è la parola dell’anno.
«Persino Trump ed Harris hanno assunto dipendenti per creare clip dei loro contenuti. Le clip sono già il cuore pulsante di ogni nuova iniziativa mediatica. E siamo solo all’inizio»
Tutte le clip saranno valide e memorabili? Assolutamente no!
«La maggior parte delle clip sono dimenticabili e poco riconoscibili, ma oggi rappresentano il formato principale che ha messo d’accordo piattaforme, new media e creator: un formato economico da produrre e sufficientemente interessante da catturare l’attenzione del pubblico».
Ps. Dei nuovi ecosistemi della Creator economy e dei new media parleremo al Digital Journalism Fest del 13 giugno a Milano. Riserva il tuo posto approfittando dei biglietti in early bird!
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⬆️ Shift (cambiamenti creativi)
Secondo un megareport di Anthropic sull’impatto dell’AI nel mondo del lavoro, Claude copre già il 33% dei task nel settore informatico
TikTok ha lanciato in Italia la #BookTok Bestseller List, i libri di maggior successo nella community #BookTok. Si tratta di una community che secondo Nielsen solo in Italia ha trainato le vendite di 3,3 mln di libri, per un fatturato di €41 mln. Al primo posto della classifica, dominata da romance e serie, c’è il libro Limitless, vol. 2 di Karim B.
Pressreader, portale di quotidiani e libri, prevede che nel 2026 il consumo al suo interno di contenuti hard news verrà superato da quello di contenuti non strettamente informativi (hobby, lifestyle, puzzle, ecc.)
🙌 Pezzi belli belli
📈 Ma Chiara Ferragni si sta riprendendo? Una startup AI ha elaborato l’andamento della sua reputazione in una scala da 1 a 100. Prima della crisi era a 88/100 → Nel pieno della crisi al minimo di 22/100 → Oggi, grazie al proscioglimento e a nuove collaborazioni con i brand, è risalita a 68/100, con proiezioni fino a 78/100. Qui l’analisi completa
🇮🇷 Bellissimo esperimento del NyTimes: i bombardamenti in Iran raccontati attraverso i diari di due iraniani con visioni politiche opposte. Uno pro-regime e uno contro
💻 Macchina del tempo per esplorare le ricerche Google più popolari dal 1999 al 2023
🧠 La legge di Benford dice che i numeri all’interno di un set di dati non si distribuiscono uniformemente: per esempio ci hai mai pensato che il 30% dei numeri ha l’1 come primo numero? 40 concetti in 40 tweet
❤️ Lo leggete in alto? È il nome Francesco. Per la serie, Cose che vi faranno rimorchiare, questo sito della Nasa ricrea il tuo nome combinando reali immagini satellitari
🍜 Tu scrivi gli ingredienti che hai nel frigo e lui ti dà la ricetta. Prego
😈 Uno dei più grandi casi di brand positioning della storia: i 25 anni del meme di Shrek
👼 Ho analizzato un video rarissimo di Giorgia Meloni nel 2006. Yep, parla del padre e degli angeli
👶 Mentre leggi questa riga, sono nati 10 bambini. Le statistiche del mondo, in tempo reale
💾 Sito incredibile e senza ads per convertire i file immagini o video in quello che volete
🥺 Uno dei miei guilty pleasure sono i video del giudice Frank Di Caprio. Ogni clip è un affondo di due minuti in una storia personale potentissima. L’ultimo che ho visto è quello di Kyle Smith: ex venditore di giornali multato per divieto di sosta dell’auto… in cui dorme ogni notte dopo esser diventato senzatetto. Preparate i fazzoletti
✒️ Luciano Floridi spiega come correggere lo stile di scrittura tipico di ChatGPT
✅ «Non sei confuso, stai solo rimandando la decisione che hai già preso». Video ironico su 10 frasi che il tuo psicoterapeuta non può dirti
✍️ P.S.
I link più cliccati della scorsa puntata sono 3) Instagram si è Facebookizzato 2) Le previsioni di Wired 1) 35 regali per vostro figlio
E buon 1 maggio!!!







No, non ho tirato fuori i fazzoletti col giudice Di Caprio. È una cosa tipicamente americana quella di spettacolarizzare l'elemosina e farla passare come un atto di incredibile generosità. Non dubito delle intenzioni del giudice, ma siamo sempre in TV e questi sono pessimi insegnamenti. A una persona in bisogno alla quale hai appena chiesto "cosa possiamo fare per aiutarti" non gli dai 50$ ma un contatto per un colloquio di lavoro, magari, o una raccomandazione verso un servizio di comunità. Uno può dire: sì, ma 50$ sono comunque meglio di niente e io direi, certo, se sono il contorno, non il piatto principale. Visto che si tratta di un programma televisivo ci penserei due volte al messaggio che si rischia di mandare con questo tipo di gesti.