Khaby NON ha «venduto per $1 mld»
Però ha fatto una cosa mooolto interessante
E buongiorno!
🇮🇹 Vi scrivo da Roma perché ieri ho tenuto uno speech in una convention aziendale sull’innovazione e il cambiamento. Tra le varie storie che ho raccontato, quella di quel genio di Gay Talese che, mandato a intervistare Frank Sinatra, raccontò l’uomo come la voce più formidabile del 900 nell’unica condizione in cui non era stato raccontato: mentre aveva il raffreddore e non poteva cantare. Yep, innovare significa cambiare punto di vista e chi vuole vedere come si fa trova l’articolo geniale qua.
✍️ Oggi pomeriggio sono alla Camera dei deputati per parlare un po’ del futuro dell’informazione con un po’ di giornalisti di tv e carta stampata. Ci saranno delle firme che prima di iniziare questo mestiere ho letto tantissimo e insomma, il fatto di condividerci oggi il palco mi emoziona un po’.
🚝 Domani invece sono a Firenze, parleremo di cambiamenti ed AI. Vediamoci!
E ora, al bando i sentimentalismi e partiamo!
Khaby Lame si ingegnerizza
Fedele al motto «Quando ti sembra troppo bella per essere vera, forse non è vera», ieri sera sono finito nel rabbit hole Khaby Lame vende la sua società per $1 mld.
Tra comunicati stampa entusiasti, nomi di società cinesi e analisi decisamente più fredde, mi sono convinto di una cosa: più che una vendita, questa operazione mi pare uno scambio di azioni molto ben raccontato.
Riassunto per chi si è perso le puntate.
I Fatti
Chi compra ➡️ Rich Sparkle Holdings Limited. È una piccola società di Hong Kong che ha deciso di quotarsi al Nasdaq un annetto fa. Fino a pochi giorni fa era esclusivamente attiva nella produzione e stampa di documenti finanziari: report, bilanci, comunicati ufficiali ecc. Fatturato 2024: circa $6 mln. Operazioni precedenti nella Creator economy: nessuna.
Chi vende ➡️ Khaby Lame e tutti i suoi soci, che cedono il 100% della loro società Step Distinctive. Il socio più importante di Khaby è la Anhui Xiaoheiyang Network Technology Co: è la società cinese che gestisce i tiktoker più famosi in Cina nelle loro attività di e-streaming.
Come avviene l’operazione ➡️ In scambio di azioni. Rich Sparkle, il cui capitale era suddiviso tra 15 milioni di azioni, emetterà 75 milioni nuove azioni e le darà a Khaby Lame e ai suoi compagni. Quelle azioni le hanno valutate a 13$, per un aumento di capitale complessivo da $975 mln. Da qui i titoli sulla «vendita per 1 mld». In realtà Khaby Lame e i suoi soci cinesi non incasseranno neanche un dollaro (per ora) ma entreranno nel capitale di Rich Sparkle come soci di riferimento. I rapporti numerici si ribalteranno: i comprati varranno più del compratore.
Perché i titoli sono fuorvianti
Diversi analisti si dicono scettici su alcuni punti dell’operazione.
Per Gabriel Debach, analista di eToro, la valutazione di $975 mln non deriva da fondamentali aziendali classici (fatturato, utile, ecc.), ma dalla percezione del potenziale commerciale di Khaby e dei suoi 360 milioni di follower.
Il titolo di Rich Sparkle, che al primo gennaio valeva $22 per azione, è schizzato a $180 per azione nei due giorni successivi all’annuncio, per poi ridiscendere a $70 perdendo il -60%. Se il mercato continua a ridimensionare le aspettative, il rischio è che il titolo torni su valori «normali» (20$)
Secondo il comunicato della stessa società, a regime il marchio Lame potrebbe generare un fatturato annuale di $4 mld: una cifra considerata parecchio ottimistica. «Il mercato sta scontando rischi senza inoltre garanzie su target ambiziosi come i 4 miliardi di vendite annue».

Più che acquisizione, fusione inversa
Ricapitolando, abbiamo una società semisconosciuta, dal fatturato di $6 mln e senza alcun precedente nel campo della Creator economy che emette 75 mln di nuove azioni per darle a una società (quella di Khaby e dei soci cinesi) già attiva e con tutte le competenze necessarie per lo sfruttamento del marchio Khaby, di fatto scomparendo e cedendo il controllo alla società comprata, che potrà decidere board, Ceo, strategia e avrà il controllo esclusivo sulle attività di Khaby per 3 anni.
Dal punto di vista finanziario, fanno notare alcuni analisti, l’accordo non è un acquisto ma una sorta di fusione inversa: una società più grande e non quotata (quella di Khaby) si fa «comprare» da una più piccola ma quotata (la Sparkle) per accedere alla quotazione in Borsa senza dover ricorrere a una IPO. È un’operazione più che legittima, che normalmente viene fatta per risparmiare tempo, lungaggini burocratiche e costi, ma che è difficilmente titolabile come una compravendita da $1 mld.
Il senso dell’operazione
Ora, al netto degli aspetti finanziari, è un fatto che il marchio Lame sia uno dei più forti al mondo: 360 milioni di follower e una caratteristica unica: il silenzio.
Con umiltà e determinazione, il ragazzo è riuscito a comunicare senza voce e quindi a tutti, diventando uno dei testimoniali pubblicitari più richiesti al mondo (ha lavorato con Hugo Boss, Epic Games, Binance, Google, Pepsi).
Il salto che molto intelligentemente si prepara a fare e che forse potrà fare scuola è uno: l’ingegnerizzazione di se stesso.
Il piano è quello di costruire una piattaforma ancora più solida che gestisca dall’inizio alla fine le attività del marchio Lame: sponsorizzazioni, ma pure licenze, merchandising ed e-commerce. Le operazioni saranno gestite internamente dall’inizio alla fine dai soci cinesi preesistenti di Lame: dalle dirette streaming per vendere i prodotti al controllo qualità, fino alla consegna degli oggetti e all’assistenza post-vendita.

Il gemello digitale
Come parte dell’accordo, la società di influencer cinesi (che ripetiamo, era già socia di Lame), gestirà anche in esclusiva i diritti sui dati biometrici di Khaby (volto, voce, espressioni, gestualità), per la creazione di un gemello digitale.
Come avevo raccontato qualche numero fa, sempre più livestreamer cinesi si stanno creando dei cloni AI che portino avanti le loro dirette di e-streaming: formati in cui il creator parla con il pubblico e presenta prodotti da comprare direttamente tramite l’app (TikTok Shop su tutte).
Nel 2024 il mercato delle vendite in diretta streaming ha raggiunto i $6mld in Usa e i $40 mld in Cina. Qui, secondo le proiezioni, dovrebbe crescere annualmente del +37% fino ad arrivare a $700 mld nel 2033.
Numeri enormi, che verranno raggiunti anche attraverso gli «avatar» di streamer reali: cloni AI che tra le altre cose mandano avanti autonomamente dirette h24.
I cloni AI sono capaci di replicare perfettamente i movimenti del creator «originale»; sanno rispondere ai commenti che arrivano in tempo reale dai follower, generando ancora più empatia col pubblico; riescono a modulare il tono; e cambiano la strategia di marketing in base al numero di spettatori collegati.
E soprattutto, sono capaci di stremare h24 coprendo tutti i fusi orari.
Un’operazione seminale
Insomma, al netto dei titoli, Khaby Lame ha fatto una mossa rischiosa ma lucida.
Lucida perché ha scelto di non monetizzare solo come semplice testimonial, ma di legare il proprio nome a un progetto ingegneristico/industriale di lungo periodo, molto più ambizioso di una sequenza di campagne pubblicitarie.
Rischiosa perché il Khaby AI dovrà muoversi su un terreno sensibile, fatto di regole locali, percezioni culturali e soprattutto saturazione mediatica. Se dovesse essere percepito come «troppo commerciale», potrebbe perdere proprio ciò che ha reso il Khaby fisico unico: quell’aura simpatica e universale che precede ogni conversione.
L’asset Khaby AI andrà gestito con cura, forse come noi umani dovremo gestire ogni contenuto nell’era dell’AI e della produzione senza attrito: non chiedendoci più se si può fare, ma se vale la pena fare anche questo.
Se funzionerà, Khaby Lame AI verrà ricordato come l’apripista di un nuovo capitolo della creator economy. Se non funzionerà, resterà comunque un precedente chiaro.
In ogni caso, una cosa è già successa: dopo questa operazione, sarà molto più difficile continuare a raccontare i creator come semplici testimonial.
⬆️ Shift
L’AI non ci fa lavorare meno
Secondo un sondaggio di Section, appena il 3% dei lavoratori ha visto un significativo risparmio di tempo grazie all’AI. Il 70% dei lavoratori la usa in maniera molto spiccia, per compiti basici e con prompt poco efficaci.
I lavoratori Usa la usano per le ricerche (14%). Poi per generare bozze e per rivedere testi.
Da tenere d’occhio. Nei prossimi mesi anche le aziende meno strutturate investiranno per educare i dipendenti a un uso più consapevole dell’AI (aziendale o meno). Tutti i dati.
I media MAGA perdono traffico
I download e le visite di testate come Daily Wire, The Blaze o Newsmax hanno registrato cali a due cifre. Le azioni della stessa Truth sono giù del -61%.
Da tenere d’occhio. Le lotte interne tra Creator su temi come Gaza, i fle Epstein e il Venezuela hanno frammentato il mondo dei creator Maga. L’analisi.
📣 Vuoi migliorare le tue performance social?
Come sapete sono co-direttore della New Media Academy, la scuola di Chora&Will.
Tra le altre cose, curo il corso di Content Creation, un percorso per chi vuole affinare le proprie competenze nella creazione di contenuti digitali.
Abbiamo appena aperto le iscrizioni del nuovo programma avanzato! Dura 4 mesi ed è un misto di lezioni online e laboratori dal vivo pensati per migliorare le proprie performance sui social.
Se sei un social media manager, un aspirante creator o una persona che lavora nella comunicazione digitale, puoi guardare il programma qui e capire se è adatto al tuo percorso!
🙌 Pezzi belli belli
❌ La macchina anti-immigrazione dell’ICE, spiegata visual
✍️ C’è stato un periodo, quello tra il ‘10 e il ‘20, in cui gli hashtag erano motore: #Metoo, #FridaysForFuture, #BLM. Niente partiva e niente smuoveva se accanto non c’era un hashtag dall’alto potenziale virale. Il Post fa Il Post e droppa un’analisi sul perché la riduzione nell’uso degli hashtag sia un segnale sociale da non ignorare
🎒 I 5 migliori zaini per portare il pc
🐧 A me spiace, ma il pinguino non è un filosofo. Non sta marciando in direzione contraria rispetto ai suoi compagni per intima ribellione, sovraccarico emotivo, o riflessioni nichiliste. Non sta attraversando una crisi esistenziale né un burnout emotivo, non sa qualcosa che gli altri non sanno e non sta andando a vivere mentre tutti gli altri sopravvivono. Ha solo perso l’orientamento.
🤯 Mi sono chiesto perché il caso Ice sia scoppiato proprio in Minnesota. Tutto parte da un video virale (e discusso) da 140 mln di views.
🦷 Ah quindi non posso rompere lo scotch con i denti? Consigli ed errori da non fare se vuoi che i denti ti rimangano a lungo
🥲 «L’IQ di una persona è pari a zero quando c’è l’amore di mezzo. E fin quando le emozioni sono intense, loro possono fare praticamente quello che vogliono». Una guida per riconoscere tutte le tecniche usate dagli scammer per scammare
🥺 «Il mio rimpianto? Non averla amata di più». Questa così, a tradimento
✍️ P.S.
I link più cliccati della scorsa puntata sono 3) perché a Chiara Ferragni conveniva una condanna più di una fedina penale pulita 2) 12 cose che ho capito sulla vita da freelance in 6 anni 1) i 101 film che dovremmo tutti vedere
Ciao!!








“Apripista” suona bene, sembra progresso. In realtà è la versione premium del "non ho sbatti di risponderti". Tu parli, e ti risponde l’avatar. Davvero malvagio come modello, costruisci fama grazie alle persone e poi, quando diventano troppe, deleghi l’umanità a un bot. Innovazione o outsourcing dell’intimità?
Detto questo: grazie per aver fatto un po’ di alfabetizzazione mediatica/finanziaria sul tema. Però qui c’è un paradosso culturale che mostra come tutta la creator economy vive di richieste di interazione (like, share, comment), ma quando l’interazione diventa un lavoro… viene automatizzata.
Se questi modelli diventano lo standard, quali contropoteri restano? Perché qui il rischio è un paywall dell’intimità, un interazione diretta solo per chi paga, e per tutti gli altri la versione automatizzata. È questo che stiamo normalizzando? L'homo economicus al suo apice, “sgancia se vuoi parlare con me”
Tu come la vedi? Dov’è la linea tra “scalare” e trasformare una relazione in un call center con la voce del creator?
L'analisi che aspettavo, thx